Come ti invento la rivoluzione

 Come ti invento la rivoluzione
Nei giorni scorsi siamo stati informati che in Egitto è in corso una nuova "rivoluzione" - come se l’Egitto non avesse vissute abbastanza, con risultati non esattamente esaltanti - e che il regime è sull’orlo del crollo. Di nuovo su quel disgraziato paese stava per soffiare il vento della primavera araba.
Che cosa è successo davvero ?

 
Nei giorni scorsi siamo stati informati che in Egitto è in corso una nuova "rivoluzione" - come se l’Egitto non avesse vissute abbastanza, con risultati non esattamente esaltanti - e che il regime è sull’orlo del crollo. Di nuovo su quel disgraziato paese stava per soffiare il vento della primavera araba.

Che cosa è successo davvero ?

Mohammed Ali, un palazzinaro ed ex-attore che, dopo aver fatto affari con l’esercito egiziano, si è auto-esiliato in Spagna (sembrerebbe dopo aver perso commesse importanti), e ha cominciato a fare una serie di video, prima affermando che l’esercito egiziano non aveva pagato la sua compagnia (su questo è stato smentito dal suo stesso padre) e poi accusando al-Sisi e l’intero regime di corruzione. Dopo di che, ha lanciato appelli al popolo egiziano perchè scendesse in piazza contro il regime in tutte le città dell'Egitto alle 19 di venerdì 20 settembre e all’esercito perchè rovesciasse il regime. I suoi video hanno avuto milioni di visite (il che non significa un granchè : uno li può guardare per mera curiosità) e l’ hashtag #EnoughSisi ha avuto un grande successo (con i bot non ci vuole molto), ma alle 19 di venerdì 20 settembre in piazza non è sceso assolutamente nessuno. Gruppi di dimostranti (calcolati fra alcune centinaia e un massimo di 2.000 in tutto) hanno però ore dopo gridato slogan contro il regime e un gruppetto di ragazzi ha strappato un cartellone con l’immagine di al -Sisi. Ecco, quella, secondo media e social network, era la "nuova rivoluzione egiziana".

Dal momento in cui, nella tarda serata di venerdì 20 settembre, le prime tre persone hanno urlato uno slogan contro al Sisi, tutti i media del Qatar (da al Jazeera in giù) e della Turchia - e i tutti gli account di Fratelli Musulamani, primaveraberisti, giornalisti al soldo dell’Emiro del Qatar, islamisti di vario genere, attivisti di sinistra sempre pronti a fare la rivoluzione a casa altrui e dallo schermo di un computer -, hanno cominciato ininterrottamente a urlare alla "Rivoluzione egiziana", diffondendo senza un attimo di pausa un'orgia di notizie per lo più di pura fantasia. Sono stati rispolverati video di dimostrazioni di 8 anni fa e fatti passare per attuali e al Jazeera ha perfino cambiato l’audio a un video di festeggiamenti per una partita di pallone spacciandolo per una dimostrazione contro il regime egiziano (il giorno successivo al Jazeera ha dovuto ammettere alcuni degli "errori" - ma sono cose che capitano, nessuno è perfetto e un audio può tranquillamente cambiarsi da solo, no?.. e poi 5 minuti dopo l’emittente del Qatar ha ripreso a scrivere e trasmettere altre menzogne). La foto di festeggiamenti per la qualificazione dell'Egitto ai mondiali di calcio campeggiava in testa all’agenzia di stato turca, Anadolu Agency, come immagine iconica della nuova primavera egiziana.
https://thelevantnews.com/en/2019/09/qatari-and-turkish-state-media-under-fire-for-manipulating-egypt-coverage-2/

E così l’inesistente rivoluzione è diventata la prima notizia del mondo sui social network: centinaia di migliaia di attivisti e sedicenti giornalisti, e utenti di ogni parte del mondo sempre eccitati per rivolte vere o presunte in paesi che solitamente non sanno individuare sulla cartina geografica, non hanno staccato per un attimo la mano dal telefonino o da computer, digitando all’impazzata qualsiasi scemenza atta a far credere che l’Egitto fosse travolto da un’ondata di rivolte popolari, compreso che al Sisi era in fuga dal paese e diretto verso una destinazione ignota (stava andando negli USA, per l'Assemblea generale dell'Onu, come quasi tutti i capi di stato del mondo), che la polizia aveva ucciso 1, 2, 3 dimostranti (non c’è stato, per quanto se se sa, neppure un ferito), che i prigionieri politici erano staiti liberati a Suez, che il regime stava crollando … Tahrir square era tornata ad essere il centro di una tardiva primavera araba, e infatti #Tahrir è immediatamente diventato uno dei primi hashtag del mondo, anche se a piazza Tahrir non c’era neanche un dimostrante: da Tahrir c’è da anni la diretta streaming su youtube e chiunque poteva controllafre che in realtà era tranquillissiima, Ma, come è noto, nel mondo della post-verità i fatti non contano.

Gli Egiziani che facevano notare che non stava succedendo niente, e c’erano giusto piccoli flash-mob qua e là, venivano sbeffeggiati e insultati da gente che vive a migliaia di chilometri dall’Egitto. Inutile dire che sotto l’hashtag #Egypt non stavano scrivendo, se non in minima parte, Egiziani - e tantomeno Egiziani risiedenti in Egitto -, anche perché tre quarti dei tweet erano dimostrabillmente scritti in turco. Turchia e Qatar non solo avevano creato la rivoluzione sui media e sui social network, ma le avevano dato pure un contenuto politico: hanno infatti riempito facebook e twitter di foto di Morsi e altri leader delal Fratellanza Musulamana e di slogan islamisti, quando non c’è il minimo indizio che i 1.500/2.000 giovani scesi in piazza contro il regime avessero qualche legame con al Fratellanza Musualmana. Cosa volevano dunque i 1.500/2.000 che avevano raccolto l’appello di Muhammad Ali? Probabilmente non lo sapevano neanche loro. Si tratta di ragazzi giovanissimi, chiaramente insoddisfatti per la situazione politico-economica dell’Egitto (nessuno sta certo dicendo che al-Sissi sia un grande governante, ma semplicemete che in Egitto non c’è nessuna rivoluzione e non ci sono state neppure neppure proteste di massa).

Il giorno dopo, i 2.000 (al massimo) che erano scesi in piazza in un paese di 100 milioni di abitanti erano sulle prime pagine della stampa internazionale, specie USA. L’Egitto aveva, per l’ennesima volta, voltato pagina e il regime, assediato dai 2, 000, stava per crollare. Manco si sono premurati di falsificare i numeri: i media occidentali palravano di qualche centinaio di dimostranti qua e là, ma le cifre, perse in articoli che gridavano alla nuova rivoluzione, manco vengono recepite dai lettori, che rimangono sotto l’impressione di un evento di proporzioni colossali In qualsiasi altro paese dell’universo, anche con una popolazione inferiore a quella egiziana, 2, 000 dimostranti sparsi in varie località non sarebbero una notizia neppure per la stampa locale, figuriamoci per quella internazionale. In Egitto, invece, quei 2.000 lì sono "the egyptian people". I dirigenti di Human Rights Watch (l’organzzazione "umanitairia" finanziata da Soros e che sostiene fananticamente Fratellanza Musulmana e Qatar) non stavano più nelle pelle dalla felicità : il suo direttore ha tuonato che gli "Egiziani " (testuale) si erano pronunciati e il regime se ne doveva andare.

Se qualcuno osava dire che a protastare erano statti 4 gatti, decine di raffinati analisti avevano la risposta pronta; in Egitto le proteste sono vietate, quindi i 2.000 millenials sono al punta dell’iceberg, gli eroi che hanno osato sfidare il regime. Gli altri 100 milioni di Egiziani li sostengono con il pensiero, ne siamo certi. Tale Iyad el-Baghdadi, che scrive sul Washington Post e altri mainstream media USA, è arrivato ad affermare con assoluta serietà che mai al Sisi sarebbe potuto tornare in Egitto dopo che una decina di ragazzotti avevano strappato un manifersto con la sua immagine (video postato circa un miliardo di volte ovunque). Basta saperlo che ci vuole così poco: domani vado con due amici a strappare qualche foto di Conte, Di Maio e Zingaretti, e così tutto il governo italiano va in esilio. Se vale per l’Egitto, varrà anche per l’italia, no ?

La notte del 21, la farsa si è ripetuta, e anche in peggio. 150/200 ragazzi hanno urlato slogan antigovernativi a Suez, provocando un orgasmo a tutti i giornalisti di Qatar, Turchia, Fratellanza Musulmana e sinistra: la rivoluzione ormai era ormai inarrestabile e il regime egiziano finito.

Il giorno successivo alla riapertura dei mercati (in Egitto chiusi il venerdì e sabato) la borsa egiziana ha dovuto a un certo punto perfino sospendere le trattattive per eccesso di ribasso, bruciando 63 miliardi di lire egiziane. E possiamo immaginare le conseguenze sul turismo egizano, che era in netta ripresa prima della rivoluzione virtuale La rivoluzione è stata solo su internet, ma le conseguenze si sono purtroppo viste nel mondo reale. Ora ci assicurano che la rivoluzione è rinviata di qualche giorno e scoppierà venerdì prossimo. E così si continua ad alimentare tensione.

Intanto il portavoce della Commissione europea si è affrettato a gettare benzina sul fuoco, e ha dichiarato che l’Unione Europea sta seguendo attentamente le proteste in Egitto: 2.000 ragazzi in piazza (in Egitto: fossero stati 100 volte tanti in un paese europeo non sarebbero – e giustamente – interessati a nessuno) sono stati dichiarati dall’Unione Europea un evento di portata eccezionale.

Chi sta tirando le fila di tutto questo e chi sta cercando di destabilizzare l’Egitto? E’ presto per dirlo. Ovviamante in prima fila ci sono Qatar, Turchia e Fratellanza Musulmana, con la complicità di giornalisti di sinistra – da sempre innamorati degli islamisti e spesso anche dei soldi dell’emiro del Qatar - e sedicenti organizzazioni umanitairie. Per individuarli basta leggere quello che hanno scritto e trasmesso senza interruzione i loro media. Inoltre hanno creato, fra il 20 e il 21 settembre, decine di migliaia di account su Twitter per promuovere l’hashtag
#ميدان_التحرير (Tahrir Square ) e diffondere disinformazione https://twitter.com/alasmari/status/1175601053745762304 . Ma che lo scopo dell’asse Qatar-Turchia-Fratellanza Musulmana sia quello di diffondere caos in Egitto – e possibimente in ogni anche remoto angolo del mondo arabo - non è certo un mistero

Non è detto però che siano loro i burattinai di Mohammed Ali. Potrebbero essere altri a muovere le fila del palazzinaro promosso a leader della rivoluzione, anche se ovviamente Fratellanza Musulmana, Qatar e Turchia immediatamente hanno aprofittato della situazione.

Quello che è certo è che ormai per destabilizzare un paese e minarne l'economia non è neppure più necessario fomentare rivoluzioni "colorate " o cercare di piegare proteste reali a scopi eteordiretti. La rivoluzione basta farla su twitter – e i rivoluzionari anziché persone reali sono centinaia di migliaia di bot, che ripetono all’infinito le stesse menzogne. E la gente reale è qualla che paga il prezzo delle rivoluzioni virtuali.

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